Che fine ha fatto Vitor Hugo? Acquisto giusto o colpo scellerato di Corvino? L’ombra della TPO sulla trattativa di calciomercato.

Un interessante indagine di Pippo Russo mette in evidenza alcune incongruenze nell’acquisto del centrale difensivo Vitor Hugo. Gli elementi che stonano sono di carattere economico, tecnico e ‘legale’. Ecco alcuni passaggi dell’articolo, per la cui lettura integrale si rimanda a Calciomercato.com.

Il prezzo

Per quanto riguarda il prezzo del cartellino del giocatore, legato alla Fiorentina con contratto quadriennale e opzione sul quinto, la cifra esatta si conoscerà solo quando sarà presentato il bilancio annuale. “Per il momento ci si può basare sulle voci giornalistiche, mai smentite dalla società viola, che parlano di 8 milioni di Euro. Anche 9, secondo alcune versioni“. Alla coppia Corvino e Freitas è stato concesso di spendere, per un giocatore di 26 anni mai uscito dal Brasile, quanto fu negato al loro predecessore Pradé per prendere Mammana, rinforzo chiesto da Paulo Sousa.

Il piede

Ma il vero capolavoro è stato aver preso un difensore centrale mancino per fare il paio con un altro mancino già titolare da due stagioni, Astori“. Il difensore brasiliano è stato declassato a riserva nel progetto tecnico di Pioli e prontamente sostituito dall’argentino German Pezzella.

La possibile TPO

Il giocatore arriva dal Palmeiras, ma “in realtà era controllato da Crefisa“. Una società finanziaria, fondata da José Roberto Lamacchia, fra le più importanti nel settore del credito al consumo in Brasile. Il proprietario è un grande tifoso del Palmeiras, ma è sua moglie Leila Mejadalani Pereira che si occupa del club verdão. La finanziaria usa uno stile che sconfina apertamente nelle TPO (Third Party Ownership). Crefisa finanzia l’acquisizione di calciatori per il club e si riserva una quota dei diritti economici. “Fra questi giocatori, come si può leggere a pagina 22 del bilancio del club al 31 dicembre 2016, c’è anche Vitor Hugo“. Il 50% dei suoi diritti è sotto il controllo di ‘terceiros‘. Ricordiamo che l’11 novembre 2015 il Parlamento Europeo ha presentato una “Dichiarazione scritta, presentata a norma dell’articolo 136 del regolamento, sul divieto della proprietà di terze parti sui cartellini dei giocatori nello sport europeo“: una condanna ferma per una prassi consolidata nel calciomercato non solo internazionale.

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