Fiorentina e Torino due squadre unite da un gemellaggio storico. La maglia viola e quella granata sono sostenute con passione identica dalle rispettive tifoserie. L’antijuventinità è il cemento di questa fratellanza.

Nella buona e nella cattiva sorte. Così i tifosi viola e quelli granata vivono il calcio. Un legame profondo con la maglia e con la città, che ha portato ad un’amicizia intensa sugli spalti. Così sintetizzata da Domenico Mungo, autore di diversi libri dedicati agli ultras: “È un fattore antropologico che non deriva solamente dalla comune avversione per la Juventusperché granata e viola vivono delle stesse passioni, respirano le stesse emozioni. Hanno affinità elettive che nel corso degli anni si sono radicalizzate. E vivranno all’infinito“.

Gli inizi della fratellanza

4 maggio 1949 il Grande Torino scomparve nella tragedia di Superga. L’emozione per la morte degli Invincibili fu fortissima. Nella corsa alla solidarietà, la Fiorentina fu la più solerte a girare ai granata alcuni ragazzi della Primavera, permettendo al Torino di concludere quel campionato. Agli inizi degli anni ’70 i gruppi ultras a sancirono con un gemellaggio ufficiale quella reciproca simpatia e quell’antico rispetto.

Romeo Menti, cuore viola e granata

Poi ci sono le storie che toccano il cuore. Come quella di Romeo Menti, detto “Meo”. Una delle trentuno vittime dello schianto di Superga. Fantastica ala destra, che morì con il distintivo della Fiorentina all’occhiello della giacca. Era arrivato a Firenze dalla sua Vicenza appena diciannovenne e fu fra i protagonisti nella conquista del primo trofeo della storia gigliata: la Coppa Italia del 16 giugno del 1940. Nel 1941 si trasferì nella squadra granata, portando per sempre il colore viola sul cuore. Firenze primo amore e ultima dimora del Meo, che riposa al cimitero dell’Antella.

Ai nostri giorni

Questo gemellaggio nel calcio moderno vuol dire: convivialità, con pranzi sotto la Curva Fiesole o sotto la Curva Maratona; rispetto fra i tifosi mescolati dentro lo stadio; orgoglio nelle sbandierate congiunte. Uniti nell’amore reciproco, cementati dall’odio sportivo per l’acerrima nemica. Quella signora bianconera, che nulla ha a che spartire con il sentimento di appartenenza del popolo viola e di quello granata.

 

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