Var nell’occhio del ciclone. La cosiddetta moviola in campo, che dovrebbe evitare gli errori più marchiani, suscita dubbi per la mancata uniformità nell’utilizzo.

La Gazzetta dello Sport stamani analizza i casi di intervento del Var nell’ultima giornata di campionato. Evitato un errore a Marassi in Sampdoria-Milan. Dopo appena due minuti l’arbitro Valeri fischia un rigore punendo il mani di Kessie. Richiamato dal primo assistente al Var il direttore trasforma il penalty in corner. Il braccio del doriano è chiaramente attaccato al busto.

Ma è in Fiorentina-Atalanta che tutto va storto. “La gara è segnata da tre episodi dubbi nella ripresa. In particolare Pairetto si assume la responsabilità di dare un rigore (all’Atalanta, sbagliato) e di non fischiarne un altro (alla Fiorentina) poco prima del pari“. Questo il passaggio sulla Rosea.

I fatti sono noti, adesso tocca a chi di dovere correggere il tiro. La tecnologia è utile se saputa usare. Il Var è uno strumento nato con la finalità di alleggerire l’arbitro dal peso degli errori più gravi. Senza però sollevarli dalla responsabilità dell’uniformità di giudizio.

 

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