La proposta sulla distribuzione dei diritti TV è Legge. Dalla stagione 2018/2019 sarà pensionata la Legge Melandri e subentrerà quella firmata dal ministro Lotti. Distribuzione più equa, modello Premier League. Obiettivi e conseguenze sui club di Serie A.

L’obiettivo è quello di provare a rendere meno ampia la forbice di distribuzione dei proventi dei diritti TV nel calcio. Premiato il radicamento sociale e taglio netto al peso del bacino d’utenza.

Diritti TV nel calcio Legge Lotti: come funziona

La quota fissa, distribuita in parti uguali, passa dal 40% al 50%. Sparisce il bacino di utenza che prima pesava per un 30% e subentra il radicamento sociale. Questo criterio vale il 20% del totale e si compone di due fattori: gli spettatori paganti degli ultimi tre campionati valgono il 12% mentre l’audience televisiva l’8%. Resta invariato il valore assegnato ai risultati sportivi, che equivale al 30% ed è suddiviso fra posizione in classifica (12%) e punti dell’ultimo campionato (3%), risultati delle ultime cinque stagioni in Serie A (10%) e risultati storici nazionali e internazionali (5%).

Chi ci guadagna chi ci perde 

La Repubblica e Fox Sport sottolineano come la novità accontenti tutti. Il confronto della spartizione dei 950 milioni nel 2016/17 secondo la Legge Melandri, con quella dei 1250 milioni secondo la Legge Lotti lo conferma. I nuovi criteri portano 14 milioni di Euro in più nelle casse di Juventus e Inter. Record per la Roma con +25 milioni di Euro seguita dalla Fiorentina con +23. Bene anche il Napoli di De Laurentiis con +20. Fra le piccole di Serie A +12 milioni di Euro per il Chievo Verona. Meno dell’aumento previsto per il Milan, squadra della quale il ministro è tifoso, che si dovrà accontentare di 9,3 milioni in più.

 

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