Intervistato dal Corriere dello Sport, Cesare Prandelli ha parlato fra le altre cose del mancato passaggio alla Juventus e del ‘tradimento’ sportivo della Fiorentina. Articolo completo sul giornale in edicola oggi.

La fumata (bianco)nera

Un giorno, dopo cinque anni e quattro qualificazioni in Champions, lascio la Fiorentina? Chiariamo: non lascio la Fiorentina, sono lasciato. Avevo ancora un anno di contratto. Mi dissero che avrebbero ridimensionato e che io, allenatore ambizioso, potevo andare dove volessi. Due giorni dopo leggo un’intervista di Diego Della Valle che mi dà del traditore perché volevo andare alla Juve. Era vero che la Juve mi voleva, ma io amavo la Fiorentina, volevo portare un titolo in bacheca. Chiamai Bettega e gli dissi che non se ne faceva più niente. Quello tradito ero io. Forse ero diventato troppo popolare, davo fastidio“.

Rimpianti giallorossi

Fra i rimpianti però dell’ex tecnico della Fiorentina e della Nazionale quello più grande non è la Juventus, ma la Roma. “Lasciai tutto perché mia moglie non voleva curarsi nella Capitale, i giornali scrissero anche che avevo litigato con Totti. Non è vero, anzi, tutto fu esaltante all’inizio. Alcuni giornalisti vennero persino al funerale di mia moglie, per chiedermi scusa per quello che avevano scritto“.

Nell’intervista completa riportata dal Corriere dello Sport oggi in edicola, Cesare Prandelli ricorda anche la tragica partita dell’Heysel che lo vide in campo con la maglia della Juventus per 10 minuti. Il dramma della vittoria della Coppa dei Campioni insanguinata e le scelte azzardate della sua Nazionale, con la coppia ‘matta’ Cassano e Balotelli.

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