Kalinic e Keita hanno scelto il loro destino. Uno vuole il Milan, l’altro la Juve. I contratti non contano. La serietà neppure.

Le bizze dei calciatori, in barba ai contratti e al rispetto delle regole, non fanno più notizia. I casi di Kalinic e Keita stanno comunque destando un interesse trasversale fra gli appassionati di pallone. Sarà perché le loro vicende sono state condite da siparietti degni di una commedia di terza categoria. Un breve riassunto della situazione.

Nikola Kalinic ha un contratto con la Fiorentina fino a giugno 2019. Il giocatore a fine della passata stagione ha deciso che la sua avventura in maglia viola poteva ritenersi conclusa. Richiesta di cessione lecita. Ma lui è andato oltre: da sempre sogna il Milan. Vuole essere rossonero. Non transige. Durante il ritiro estivo “motivi familiari” (?) lo spingono ad abbandonare due volte Moena. Nel frattempo le due società lavorano per accontentarlo, ma la Fiorentina non vuole rimetterci. L’Everton ha offerto 28 milioni per il cartellino del croato. Il Milan deve fare uno sforzo, rispetto ai 22 proposti. Sforzo che non vuole fare, perché Kalinic è una scelta di seconda mano per Montella e Mirabelli e Fassone sono forti della volontà del giocatore. Ieri l’ennesimo colpo di scena. L’attaccante decide di non allenarsi. La Fiorentina è pronta a sanzionarlo.

Keita Baldé invece vuole la Juventus. Da mesi i contatti fra il club bianconero e l’agente del giocatore sono avviati. Il suo contratto con la Lazio scade nel giugno 2018. Situazione che mette i biancocelesti in posizione di svantaggio, con la prospettiva di un giocatore svincolato. Per la finale di Supercoppa, il senegalese non è stato convocato da Inzaghi. Il tecnico ha scelto sulla base delle motivazioni dei giocatori, più che sul loro apporto tecnico. La risposta piccata del giocatore è arrivata via Twitter: “La mancata convocazione per la finale di Supercoppa mi ha profondamente amareggiato. È la prima partita importante della stagione, per la quale mi ero preparato e mi sono fatto trovare pronto. La decisione della società, evidentemente estranea a criteri puramente sportivi, mi crea un disagio psicologico del quale non so valutare adesso le conseguenze”.

Problemi familiari per l’uno. Disagio psicologico per l’altro. Se non siamo alle comiche, poco ci manca.

Errebì 72
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