Il calcio moderno è ormai gestito secondo le regole delle grandi aziende. Fra bilanci, diritti TV e calciatori non più bandiere ma banderuole. Ci piace illuderci che a Firenze non sia così…

Impazza il calciomercato. Le differenze fra chi ha la borsa piena e chi no, sono abissali. L’unica possibilità di sopravvivenza per le società medio-piccole è salvare il bilancio. I club più ricchi si muovono sul mercato facendola da padroni. I procuratori senza scrupoli hanno come unico obiettivo di sfruttare al massimo il valore dei loro assistiti. Parlare di bandiere ormai non ha più senso. Eppure ci piacerebbe illuderci che a Firenze non sia proprio così. I tifosi fiorentini hanno molti difetti. Sono ‘criticoni’ e incontentabili. Pretendono il meglio. E hanno ragione. La storia lontana e recente è dalla loro parte. Qui è nato il calcio. Qui hanno giocato Antognoni e Baggio, Batistuta e Hamrin, Sarti e Montuori.

Giocare a Firenze e indossare la maglia viola con il giglio è un privilegio. Ci vengono in mente le parole che Claudio Nassi ha rilasciato a TMW relativamente alla situazione di Bernardeschi. “Firenze è un punto di arrivo, non di partenza“.

Meglio distinguersi a Firenze, che essere uno dei tanti altrove. Ovunque si trovi questo altrove e anche se col portafoglio più gonfio.

Errebì72

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