Nel giorno dell’ufficialità del trasferimento dalla Fiorentina all’Inter, Cristiano Biraghi saluta Firenze su Instagram e ripercorre le tappe dei due anni in riva all’Arno. Vicissitudini sportive ed esperienze umane. E l’insegnamento del capitano Davide Astori.

Il lungo post di Cristiano Biraghi per salutare Firenze e la Fiorentina. Fra i primi a commentare, il capitano della Viola German Pezzella: “Ti voglio bene, Biro! Abbraccio grande frate” e un cuore viola.

Non posso negare che per me Milano e l’Inter – come ho sempre detto sia nelle conferenze stampa che in privato – sono casa mia. Ma Firenze e la Fiorentina non sono state e mai saranno una tappa di passaggio. Sono stati due anni esaltanti e difficili, di spensieratezza e di grande dolore. Sono stati gli anni in cui mi sono realizzato pienamente come calciatore e come uomo. 

Abbiamo sfiorato l’Europa con una squadra completamente nuova, l’anno successivo abbiamo creduto fino alla fine di poter arrivare in finale di coppa Italia. Abbiamo vissuto tutti quanti insieme (società, squadra e città) uno dei momenti più difficili e toccanti della mia vita: la scomparsa di Davide

Di Davide potrei parlare ore, senza mai ripetermi: fra i suoi insegnamenti quello di sorridere sempre, risolvere il problema e guardare sempre al futuro.

Il mio futuro si chiama Inter. Quasi un ritorno al passato. Non vedo l’ora di iniziare, di dimostrare che posso veramente tornare in quella che considero la mia prima casa, dove sono nato e cresciuto.

Ma prima di iniziare questa avventura voglio ringraziare Firenze e la Fiorentina non solo per avermi concesso questa opportunità professionale ma soprattutto per avermi fatto arrivare fino a qui. Sono stato bene. Sono diventato grande. Ed è per questo che Firenze rimarrà sempre la mia seconda casa.

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Non posso negare che per me Milano e l’Inter – come ho sempre detto sia nelle conferenze stampa che in privato – sono casa mia. Ma Firenze e la Fiorentina non sono state e mai saranno una tappa di passaggio. Sono stati due anni esaltanti e difficili, di spensieratezza e di grande dolore. Sono stati gli anni in cui mi sono realizzato pienamente come calciatore e come uomo. Abbiamo sfiorato l’Europa con una squadra completamente nuova, l’anno successivo abbiamo creduto fino alla fine di poter arrivare in finale di coppa Italia. Abbiamo vissuto tutti quanti insieme (società, squadra e città) uno dei momenti più difficili e toccanti della mia vita: la scomparsa di Davide. Di Davide potrei parlare ore, senza mai ripetermi: fra i suoi insegnamenti quello di sorridere sempre, risolvere il problema e guardare sempre al futuro. Il mio futuro si chiama Inter. Quasi un ritorno al passato. Non vedo l’ora di iniziare, di dimostrare che posso veramente tornare in quella che considero la mia prima casa, dove sono nato e cresciuto. Ma prima di iniziare questa avventura voglio ringraziare Firenze e la Fiorentina non solo per avermi concesso questa opportunità professionale ma soprattutto per avermi fatto arrivare fino a qui. Sono stato bene. Sono diventato grande. Ed è per questo che Firenze rimarrà sempre la mia seconda casa.

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