Il 18 maggio 1990 Roberto Baggio ceduto alla Juventus. Firenze disse no al trasferimento che segnò la fine del calcio romantico e l’inizio del calcio-finanza.

A Firenze arrivò ragazzino. Conobbe il dolore della sala operatoria, la riabilitazione, la ricaduta, la paura di dire addio al calcio. In riva all’Arno si avvicinò alla fede buddista. Al Franchi, per la prima volta, sentì la travolgente passione di una piazza. Firenze amò Baggio per la sua sfortuna prima, per la sua classe cristallina poi. Un amore vero e sconvolgente. Poche stagioni nelle quali Baggino incanta. Un gol alla Maradona al San Paolo di Napoli. Un altro alla Scala del calcio contro il Milan di Sacchi. La danza sul terreno ghiacciato a Kiev in Coppa UEFA. Punizioni, assist, gol.

Il 18 maggio 1990 Roberto Baggio è ceduto dai Pontello alla Juventus degli Agnelli. 25 miliardi di Lire, una cifra record per l’epoca. Promesse, forse, di futuri affari extra calcistici. Roby Baggio è al centro di qualcosa più grande di lui. Quando a Firenze inizia a girare la notizia, all’iniziale incredulità subentra la rabbia. Ha inizio una vera e propria guerriglia urbana. Piazza Savonarola, dove aveva sede la Società, è a ferro e fuoco. Non furono pochi esagitati, ma un’intera piazza di tifosi a ribellarsi a quello che pareva l’ennesimo furto dell’odiata Vecchia Signora. Chi a quel tempo aveva 20-30 anni ricorda benissimo un terremoto di emozioni: rabbia, frustrazione, delusione. E la voglia di dire no. Firenze contro il Potere. Ma Baggino se ne andò. Continuò la sua storia di immenso campione altrove. Con un pezzo di cuore per sempre viola…

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